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Mutui agevolati per Fassino, Bertinotti, Melandri

Image Hosted by ImageShack.usProblema: mutuo immobiliare. Soluzione: se sei un Pinco Pallino qualunque vale la dura legge del mercato globalizzato, se fai parte della «casta» ci mettiamo d’accordo. La nostra nomenklatura politica può contare, oltre che su molti privilegi che si è lei stessa assegnata, anche sulla fiducia incondizionata dei banchieri italiani.

Lo attesta il quotidiano economico Italia Oggi, che nell’edizione di ieri pubblica un’inchiesta sui rapporti fra alcuni «pezzi da novanta» del Palazzo come Piero Fassino, Fausto Bertinotti e Lorenzo Cesa e alcuni istituti di credito come Monte dei Paschi di Siena, Banca nazionale del lavoro e Banco di Napoli. L’oggetto di quei rapporti è il mutuo, fondiario o ipotecario, ottenuto dai politici a condizioni vantaggiose. Ma davvero, non ai tassi delle pubblicità che sono vantaggiosi per i finanziatori.

Per esempio, Piero Fassino, segretario dei Ds, nel 1999 accese presso il Banco di Napoli un mutuo decennale per acquistare un’abitazione nel centro di Roma. L’importo era di 600 milioni di lire (poi ribassato a 500), il tasso era «pari all’Euribor a 6 mesi a valere dal 50% rilevato il primo giorno lavorativo del semestre di maturazione degli interessi, arrotondato allo 0,05% superiore, maggiorato di uno spread semestrale di punti 0,40 calcolato sul residuo capitale all’inizio di ciascun semestre di riferimento». Secondo il quotidiano economico, nel 1999 la migliore offerta di mercato per mutui decennali variabili prevedeva tassi pari all’Euribor maggiorato di uno spread 0,75 punti ma quasi tutte le banche chiedevano uno spread superiore a 2 punti.

Un analogo trattamento di favore i coniugi Fassino lo hanno avuto anche quando, qualche anno più tardi, hanno deciso di comprare casa in Maremma, fra le vigne del Morellino, e hanno chiesto un finanziamento al Monte dei Paschi di Siena. Condizioni non molto dissimili da quella dei Fassino hanno ottenuto anche il vicepremier Massimo D’Alema, i familiari di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori e ministro delle Infrastrutture, Rosy Bindi, candidata alla guida del Partito democratico e ministro della Famiglia, Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, Mario Baccini, vicepresidente udc del Senato, Flavia Prisco, moglie del futuro leader del Partito democratico Walter Veltroni, e Gabriella Fagno, consorte del presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Le «controparti» dei politici sono Bnl, Monte dei Paschi, Carige e Banco di Napoli. Le condizioni «strappate» dagli esponenti della nomenklatura bisognosi di mutuo, garantisce Italia Oggi, «assai più favorevoli di quelle reperibili da un comune cittadino». Quindi, i fortunati della «casta» non solo hanno avuto il vantaggio, quando erano inquilini, di pagare per anni un canone di affitto ben lontano da quello di mercato e in seguito hanno avuto la possibilità di acquistare immobili di pregio con sconti che in qualche caso (come quello di Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl) hanno superato l’80%. Ma hanno ottenuto anche finanziamenti opportunamente personalizzati con tassi «un punto medio meno di quelli di mercato».

Poi nella casta ci sono i fuoriclasse, tipo di Di Pietro e Mastella, acerrimi nemici - pare - ma entrambi padri di famiglia senza dubbio commendevoli. Anche l’ex pm simbolo di Mani pulite, come il Guardasigilli, ha consigliato ai suoi figli di costituire una società per comprare immobili da concedere poi in affitto al partito.

Il primo a sottolineare che dall’inchiesta di Italia Oggi «è venuto fuori quel che era immaginabile» è lo stesso direttore del quotidiano, Franco Bechis, che scrive «la casta si tiene su così, per interessi intrecciati che vanno ben al di là dei suoi confini». D’altra parte, gli istituti di credito del nostro Paese sono o non sono gli eredi di quei banchieri fiorentini e genovesi che nel Quattordicesimo e nel Quindicesimo secolo prestavano soldi ai sovrani di tutta Europa senza star lì a guardare il centesimo? Convinti, i banchieri s’intende, che di norma «chi più spende meno spende», certi che gli investimenti sul potere sarebbero stati, in un modo o nell’altro, profittevoli.

Fonte: Il Giornale

Mutui a tassi «politici» seconda puntata. Dopo aver rivelato le buone condizioni alle quali le banche hanno concesso finanziamenti a Piero Fassino, Massimo D’Alema, Rosy Bindi, Lorenzo Cesa e Mario Baccini e ai familiari di Antonio Di Pietro, Walter Veltroni e Fausto Bertinotti, il quotidiano economico Italia Oggi prosegue nell’inchiesta sui rapporti che intercorrono fra gli istituti di credito e gli esponenti del Palazzo.

Ed ecco spuntare i nomi di Luciano Violante, ex presidente ds della Camera, Giovanna Melandri, ministro ds alle Politiche giovanili e allo Sport, Pietro Folena, deputato di Rifondazione comunista e presidente della commissione Cultura della Camera, e Ferdinando Adornato, presidente della fondazione Liberal e parlamentare di Forza Italia.

Ed ecco Unicredit aggiungersi a Banco di Napoli, Banca nazionale del lavoro, Monte dei paschi di Siena, Cassa di risparmio di Genova e Banca di credito cooperativo di Roma, i finanziatori che quando si tratta di prestare soldi a un politico si guardano bene, pare di capire, dal tirare in ballo l’ultima decisione della Banca centrale europea, la crisi dei mutui Usa, l’andamento delle borse di Seul, Hong Kong, Singapore eccetera eccetera.

Spiega Italia Oggi nella sua inchiesta che nel 2003 Violante comprò casa da una società del gruppo Pirelli e accese con Unicredit un mutuo venticinquennale per un capitale di 350mila euro e un interesse annuo del 5,88%. Sul tasso nulla da eccepire ma sulla durata… L’ex presidente della Camera e sua moglie estingueranno il debito quando avranno rispettivamente 85 e 86 anni.

Meglio, e non era facile, di Fassino e signora che per acquistare un buen retiro nella campagna maremmana si sono fatti prestare dal Monte dei paschi di Siena 800mila euro che finiranno di restituire quando avranno rispettivamente 83 e 79 anni. Ma se Unicredit ha implicitamente - e giustamente - augurato lunga vita ai Violante e ai Fassino, allo stesso modo si è dimostrata galante con Giovanna Melandri, al cui fascino ha reso opportuno omaggio nel 2005 concedendo 550mila euro in mutuo trentennale a un tasso maggiorato da uno spread dello 0,75% quando lo spread «proposto» ai potenziali clienti normali era superiore all’1%.

Il prestito è servito all’attuale ministro dello Sport per comprare casa in centro a Roma, nei pressi di piazza Farnese: si tratta di un appartamento che si trova in uno stabile sottoposto a vincolo artistico sul quale, per fortuna dell’acquirente, il ministero dei Beni culturali non volle esercitare il suo diritto di prelazione. Il rifondatore Folena, invece, l’anno scorso si è stabilito dalle parti di viale Trastevere e per comprare l’abitazione che aveva scelto insieme alla sua compagna ha chiesto un mutuo al Monte dei paschi di Siena: un milione e 100mila euro da restituire in 25 anni al tasso di interesse annuo del 4,180%.

Secondo l’inchiesta di Italia Oggi il contratto di finanziamento prevede clausole per eventuali modifiche delle condizioni: «In caso di tasso variabile il riferimento sarà al tasso Euribor 6 mesi maggiorato di 0,550 punti». E il caso dell’azzurro Adornato rientra, al pari di quello della Melandri, nella categoria dei «colpacci». Fra il 2002 e il 2005 il presidente della fondazione Liberal ha ottenuto dal Banco di Napoli due mutui: il primo per 129.114 euro da restituire in cinque anni al tasso semestrale dell’1,90% e l’altro per 550mila euro da restituire in 25 anni al tasso annuo del 5,500%. Questo secondo prestito, sarebbe però già stato estinto. Insomma, per i nostri politici un «colpaccio» tira l’altro.

Una citazione a parte merita il presidente del Senato, Franco Marini, che secondo Italia Oggi possiede 28 proprietà immobiliari e nel 2002 ha approfittato della «neutralità fiscale» stabilita dalla legge voluta dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti per donare al figlio una quota del fondo immobiliare che aveva costituito nel 1999 per preservare il suo patrimonio.

Fonte: Il Giornale

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