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I Pacs ci costerebbero 400 miliardi di euro

Romano Prodi lo ha ribadito durante la conferenza stampa di fine anno: «Il Governo - ha detto - intende procede al riconoscimento dei diritti civili alle convivenze». Che vuol dire? Che la possibilità di una legge che regoli le coppie di fatto etero, ma soprattutto omosessuali si sta facendo sempre più concreta.

Del resto le pressioni dei soliti noti all’interno della maggioranza sono sempre più insistenti. Dai Verdi a Rifondazione Comunista, con Vladimir Luxuria in prima linea, sono in molti a voler accorciare i tempi. Peccato che la questione non sia così semplice. E non tanto perchè nel nostro Paese siano ancora in molti, la maggioranza per lo più, a credere nei valori della famiglia tradizionale. Mettendo da parte la morale, infatti, vi è da dire che i Pacs alle casse dello Stato italiano costerebbero troppo. Soprattutto all’Inps. E di soldi, si sa, non ce ne sono.

Il rapporto tra i Patti civili di solidarietà e le pensioni è più forte di quanto si possa pensare. Perchè la regolamentazione delle coppie di fatto va ben al di là del riconoscimento di quelli che il premier si ostina a chiamare «diritti civili», che, in questi termini, rappresentano tutto e niente. Chi vuole i Pacs sostiene che una legge del genere debba arrivare a risolvere le questioni relative alle successioni e soprattutto alle pensioni di reversibilità. Insomma, è tutta una questione di soldi. Che rischierebbe davvero di mandare in rovina l’istituto di previdenza nazionale che già non naviga certo in buone acque.

Una stima preliminare afferma che nei primi 20 anni di introduzione i Pacs costerebbero in termini di pensioni di reversibilità oltre 83 miliardi di euro, pari a 3500 euro per ogni lavoratore. Solo nell’ultimo anno della stima, il costo totale sarebbe di quasi 8 miliardi di euro, cioè 340 euro per contribuente. Cifre approssimate per difetto visto che si basano sulle stime Istat delle presenza in Italia di 550 mila coppie di fatto solo eterosesuali che non considerano numerose variabili. A partire dal fatto che molti titolari di pensione, vedovi o comunque non coniugati, potrebbero senza particolari problemi stipulare Pacs con persone molto più giovani, di qualunque sesso, a cui lasciare la reversibilità, a costo zero per loro, ma altissimo per la collettività. Alle 550 mila coppie etero si dovranno poi aggiungere quelle omosessuali. Il computo fatto dal Presidente onorario dell’Arcigay, il Ds Franco Grillini porta a stimare le coppie di fatto aspiranti ai Pacs intorno a due milioni. Gli 83 miliardi diventerebbero, così, 400 su 20 anni. A conti fatti, insomma, si tratterebbe di una manovra di finanzia pubblica l’anno pari alla metà di quella effettuata nell’ultima Finanziaria da Romano Prodi.

Un problemino mica da poco, insomma, quello dei Pacs. Tanto più che ci sono alcune associazioni Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender che tenderebbero a stimare le coppie di fatto gay a oltre 3 milioni. Va da sè che nel momento in cui il premier dovesse pensare davvero ad una legge sui Pacs non potrebbe fare a meno di dover rivedere in modo estremamente drastico la riforma delle pensioni. Magari ispirandosi all’Olanda dove in fase di discussione sulla legge a favore delle coppie di fatto venne avanzata la proposta di innalzare l’età della pensione a 80 anni, o alla Gran Bretagna dove la pensione pubblica media è stata abbassata al 20 per cento dell’ultimo stipendio. Eppure a questo nessuno sembra pensarci. Anzi, Alfonso Pecoraro Scanio, in vista del conclave del Governo annunciato dal Professore per l’11 e 12 gennaio a Caserta è deciso più che mai presentare una serie di proposte, che lui chiama di «liberalizzazione» a trecentosessanta gradi all’interno delle quali una farebbe proprio riferimento ai Pacs. «Non capisco perché le liberalizzazioni debbano essere solo economiche noi pensiamo per esempio anche alla libertà di autoprodursi l’energia o i carburanti, senza dover pagare accise». Ma anche Pacs e droghe leggere rientrano nel piano dei Verdi, i primi perché «permettono ai cittadini di decidere la forma in cui stare insieme», le seconde perché «liberalizzarle darebbe un duro colpo all’industria criminale».
L’Arcigay, intanto, è sul piede di guerra e ha annunciato una vasta campagna di mobilitazione in tutta Italia con sit in e grandi manifestazioni alla ripresa del calendario parlamentare. Al centro dell’iniziativa del movimento omosessuale italiano, ovviamente, proprio il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Ma non solo. I gay si batteranno anche per il pacchetto delle misure anti violenza che prevede l’ampliamento delle tutele anche «per i cittadini lgbt» (lesbiche, gay, bisex e transessuali). Importante è considerata anche la revisione della legge 164/82. Questa prevede il cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere, senza l’obbligo di intervento chirurgico genitale. Altro tema, molto sentito, è la modifica del recepimento della Direttiva europea in materia di discriminazioni sul luogo di lavoro. «Il 2007 rappresenterà per tutte e tutti noi l’anno delle azioni dirette dei sit in e delle grandi manifestazioni nazionali- ha detto Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell’Arcigay- Intendiamo coinvolgere in questa agitazione movimenti, associazioni e gruppi, impegnati sul terreno delle riforme, della difesa della laicità dello Stato, dell’autodeterminazione delle donne».

A gennaio saranno organizzati alcuni sit in davanti ai «palazzi del potere romano». E i terrà la commemorazione davanti al Vaticano del decimo anniversario della morte di Alfredo Ormando. Il 13 e 14 gennaio Arcigay ha anche convocato a Roma il suo Consiglio nazionale, che, spiega Mancuso, «tra gli altri punti all’ordine del giorno, metterà a punto le proposte politiche ed organizzative da portare alla riunione unitaria di tutto il movimento prevista il pomeriggio del 14 gennaio, sempre nella capitale». «Alla data odierna - ha sottolineato Mancuso -, non avendo ricevuto risposte convincenti, anzi notando preoccupanti involuzioni dentro la maggioranza di governo, il movimento modulerà le proprie azioni a seconda del quadro politico che si determinerà nel prossimo periodo».

E se da una parte fileranno i gay, dall’altra è Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato e leader nazionale di Italiani nel mondo ad annunciare «una mobilitazione in dieci città italiane per protestare contro i Pacs». «È ora -ha aggiunto- che si renda evidente il coinvolgimento dei cattolici contro la volontà della sinistra radicale che impone a Prodi il prezzo ideologico del proprio sostegno ad un governo sempre più condizionato da posizioni minoritarie ed estremiste. Italiani nel mondo farà sentire la propria voce a sostegno dei valori e dell’identità del mondo cattolico».

Fonte: La Padania

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