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Nov
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Finanziaria Show: oggi si incomincia

Image Hosted by ImageShack.usOggi, dopo oltre due mesi di litigi e divisioni nella maggioranza, la Finanziaria sbarca in aula alla Camera, dove inizierà la discussione generale, e il decreto fiscale, già approvato da Montecitorio, arriva in commissione al Senato.

Si tratta di due delicati e importanti appuntamenti per l’Unione, il Governo e gli equilibri interni alla maggioranza. Se l’iter della manovra di bilancio ha preso quindi il via, non sembrano ancora risolti i problemi della compagine governativa. Ed è probabile che, già questa settimana, per celare le spaccature interne, il governo possa porre la questione di fiducia.

Già ieri si sono mostrate le prime avvisaglie del clima che si vivrà in aula nei prossimi giorni. La conferenza dei capigruppo ha confermato il calendario dei lavori della Camera che prevede da domani l’inizio delle votazioni sulla Finanziaria dopo forti polemiche. Infatti la decisione è stata presa dopo che la Cdl ha respinto la proposta della maggioranza di far slittare il termine per la presentazione degli emendamenti e quindi l’avvio dei voti. «La maggioranza aveva deciso - ha spiegato il vicecapogruppo di Forza Italia Antonio Leone - di andare in Aula con i voti non più mercoledì pomeriggio ma addirittura venerdì. Chiesta da noi la motivazione, ci è stato detto che si dava la possibilità di allungare i tempi per la presentazione degli emendamenti e arrivare con un’idea più chiara. Nel momento in cui si è detto al presidente che i lavori in commissione erano terminati, che a noi non interessava prolungare i tempi per la presentazione degli emendamenti, hanno fatto retromarcia e il calendario è stato lasciato così come è. Il tentativo era quello di far slittare i lavori in Aula, perdere ancora due giorni per far sì che alla fine si arrivasse, rosicchiando tempo, alla necessità di mettere la fiducia. Noi vogliamo votare, dopo che non ci hanno dato la possibilità di votare in commissione».

A lamentare il «vulnus istituzionale» (espressione del presidente della commissione Bilancio, l’ulivista Duilio) è anche il Carroccio che paventa il rischio fiducia: «Più che un timore è una certezza dettata dalla condizioni politiche in cui versa la maggioranza che non è in grado di trovare soluzioni». Secondo il vicepresidente del gruppo della Lega Nord alla Camera, Andrea Gibelli, il centrosinistra «aveva promesso grandi rivoluzioni e invece si sta rivelando un grande fallimento». Per l’esponente lumbard «la fiducia è uno strumento legittimo, ma in questi primi sei mesi è stato uno strumento che sta nei fatti estromettendo il Parlamento».

Lo spettro della fiducia mostra i suoi contorni n maniera sempre più definita. Nella mattinata di ieri un vertice tra i capigruppo della maggioranza a Montecitorio, al quale hanno partecipato il viceministro Visco e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta, non ha dato gli esiti sperati e le divisioni tra le forze politiche e il governo rimangono insanabili. I capigruppo hanno chiesto «un punto fermo, perché non si può ripetere quello che è accaduto in commissione, dove i lavori sono andati a rilento non solo per l’ostruzionismo dell’opposizione ma anche perchè tante cose tra noi non hanno funzionato».

Da parte dei membri dell’esecutivo sono arrivate rassicurazioni molto moderate. Di fronte ai partiti che chiedono chiarezza e tempi adeguati per esaminare gli emendamenti che il governo presenterà sulla Finanziaria, l’esecutivo ha risposto picche: «La Finanziaria non può arrivare al Senato blindata. Bisogna dare qualcosa anche a voi - ha detto Letta ai capigruppo -. Detto questo non vorrei mettere la fiducia ma non si può far finta che i problemi non esistono. Per decidere sulla fiducia, comunque, aspettiamo di vedere come si comporta l’opposizione».
Nonostante le parole pronunciate dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, appare oramai certo che il Governo, per sedare i malumori interni, sarà costretto a porre la fiducia. Davanti al montare delle polemiche il premier Romano Prodi si è precipitato a smentire ribaltoni nel governo e dimissioni che riguardino il ministro dell’Economia, sempre più al centro del ciclone delle polemiche.
«Questo è inconcepibile. Tommaso Padoa Schioppa - ha affermato il premier - è una delle persone più valide nello scenario europeo. Ogni protesta nei suoi confronti è una protesta nei miei confronti». Prodi cerca così di allontanare i dubbi sull’ex banchiere facendo da parafulmine e negando la volontà di estromettere il parlamento con la fiducia sul maxiemendamento che il governo presenterà sulla finanziaria. A rasserenare un clima che sembra sempre più teso non basta certo l’impegno preso dall’esecutivo e dalla maggioranza a limitare il numero degli emendamenti.

Dalle stesse dichiarazioni degli esponenti della maggioranza appare il tentativo di mettere le mani avanti sulla fiducia. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, è ambiguo: «Non abbiamo ancora deciso, vedremo». Più possibilista il segretario di Rifondazione Franco Giordano: «La fiducia è determinata solo dalla modalità con cui l’opposizione si appresta al percorso della legge Finanziaria. Siamo per una discussione limpida in Aula e vorremo evitare la fiducia. Naturalmente deve esserci una condivisione non ostruzionistica da parte delle opposizioni».
L’opposizione parte all’attacco. Per Gianfranco Fini, l’ennesima fiducia sarebbe una «scelta gravissima». Secondo il leader centrista Pier Ferdinando Casini «le autorità competenti, a partire del presidente della Camera, debbano essere garanti davanti a tutto il Parlamento per evitare l’esproprio delle istituzioni». A rispondere all’ex presidente della Camera ci pensa direttamente il nuovo inquilino di Montecitorio. Porre la questione di fiducia «è una facoltà del governo che - ha spiegato Bertinotti - dovrà, qualora si accingesse a realizzarla, motivarla compiutamente». «Il presidente della Camera - ha detto ancora Bertinotti - finora ha lavorato affinchè tutti gli spazi fossero aperti e dilatati. Perché penso che per un passaggio così importante come quello della Finanziaria, tutto quello che consente di realizzare un consenso tra tutte le forze politiche sul percorso, fermo restando i dissensi che si manifestano in maniera più evidente, è un servizio fatto per la democrazia».

Il Carroccio, che già la scorsa settimana è stato impegnato in commissione in una dura opposizione contro tutti gli articoli che vanno a sfavorire il Nord, affila le armi. «Ministri piemontesi dove siete?» è la domanda che pone Roberto Cota, segretario nazionale della Lega Nord Piemont e vice presidente del Carroccio alla Camera. «All’interno del Governo - precisa Cota - abbiamo 4 ministri piemontesi, o che almeno dicono di essere tali: Emma Bonino, Paolo Ferrero, Cesare Damiano e Livia Turco. Il risultato? Non si ricorda una Finanziaria che abbia penalizzato così fortemente il Piemonte». «E non lo dico solo io, - osserva Cota - lo dicono altri autorevoli esponenti ed amministratori di sinistra. Come mai? Probabilmente una certa impostazione culturale porta a guardare con disinteresse le esigenze del proprio territorio, una volta che si è arrivati nell’agone romano della politica. E’ proprio questa impostazione quella che impedisce di fare passi avanti sulla strada del federalismo».

di Igor Iezzi
[Data pubblicazione: 07/11/2006]

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