PD: un nuovo partito con i politici di sempre
L’evento politico di questo autunno si è consumato domenica 14 ottobre, con l’incoronazione dell’ottavo re di Roma, Veltroni, a leader del nuovo Partito Democratico.
Di per sé il plebiscito era nell’aria, con gli avversari che hanno ottenuto consensi risibili e che non hanno mai seriamente impensierito la corsa del Sindaco di Roma verso la vetta del neo partito. La suspense non c’è stata e questo è stato un vero peccato, dato che la kermesse stessa si annunciava come l’incarnazione della partecipazione democratica.
In realtà una “mezza partecipazione”, pure caotica, dato che le liste erano bloccate, con un “per” e un “con” Veltroni che segnavano lo spartiacque rigoroso tra due universi politici diversi. Sbagliare significava evidentemente consegnare il futuro del nostro Paese a due persone con due progetti opposti. Veltroni un po’ come Dr. Jekyll e Mr. Hyde… Al di là di questi aspetti inquietanti, senza dubbio un plauso va agli organizzatori di queste elezioni, molto bravi nell’essere riusciti a fare ruotare attorno a un “non evento”, con un finale già scritto da un pezzo, un grande circo mediatico che ha rubato le prime pagine dei giornali e dei telegiornali.
In merito ai numeri bisognerebbe capire quali siano quelli reali, perché al totale dei tre milioni di votanti dichiarato, andrebbero sapientemente sottratti quelli che hanno votato due o tre volte, i minorenni e perfino gli extracomunitari. In pratica una realtà votante ben diversa da quella che di solito si presenta alle elezioni amministrative e politiche. Al di là comunque della veridicità o meno del dato sull’affluenza nazionale, cari amici della sinistra, il dato lombardo si ferma a soli 300 mila votanti: a nostro parere un risultato deludente.
Già perché nelle ultime elezioni regionali, il totale dei votanti effettivi era stato pari a 5 milioni e mezzo di lombardi, con quasi 3 milioni di elettori che hanno confermato il Presidente uscente. Il raffronto è senza dubbio impietoso, ma è necessario per iniziare a capire la consistenza di una proposta politica che di per sé non ha ancora un progetto ben delineato.
A questo proposito vorremmo anche capire cosa accadrà ora nella composizione del Consiglio regionale lombardo, se ha ancora un senso politico vedere nei banchi dell’opposizione il gruppo della Margherita, dei Democratici di Sinistra, l’Unione, gli Uniti nell’Ulivo, Verdi e compagnia. O se invece vedremo comparire un bel giorno un unico gruppo consiliare. Chissà. La cosa certa è che passata la festa il bello arriva adesso.
Perché il Partito Democratico invece di unire la sinistra attorno a Prodi rischia di isolarlo ancora di più, senza peraltro risolvere la convivenza con le forze più estremiste. Un momento di transizione nell’universo di sinistra che coincide con il declino del Premier stesso. Non basta però creare un nuovo partito per cambiare il volto della politica italiana, quando poi coloro che ne fanno parte sono sempre gli stessi.
Perché non è cambiando nome e cognome, seppure nel tentativo disperato di mascherare i fallimenti incassati a livello governativo, che si può fare amare o almeno rispettare la politica agli italiani. Se questa è la risposta della sinistra italiana al fenomeno conosciuto come il “grillismo”, stiamo pur certi che di comici prestati alla politica ne avremo ancora per un bel pezzo…
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